Si può essere semplicemente cristiani senza appartenere a una chiesa?

Ciao Marco! Sono sempre stata cattolica (almeno ufficialmente), ma non condivido alcuni aspetti del cattolicesimo. Ad esempio la figura del sacerdote, intermediario tra Dio e l’uomo, non l’ho mai presa molto sul serio. Così come il sacramento della confessione. O il fatto che se non vado a messa la domenica, faccio peccato mortale. Insomma per molte cose non mi convince. Però mi piace l’ambiente parrocchiale e in particolare l’azione cattolica, dove noi giovani ci riuniamo e parliamo anche di temi attuali. Non c’è invadenza nella preghiera, ma c’è un confronto e un dialogo costruttivo.
Da poco ho scoperto la religione cristiana evangelica e guardo volentieri i video delle prediche dei pastori, che fanno riflettere sui vari insegnamenti biblici. Lì ci sono molti aspetti che condivido a livello di dottrine, ma ho provato ad avvicinarmi agli evangelici del mio paese e sono molto invadenti.
È come se volessero importi quando pregare, come pregare e a me questo crea disagio, perché vivo la fede e la preghiera in modo intimo e personale. Accetto il dialogo e il confronto, ma poi devo essere io nel mio cuore a trovare il momento giusto per accostarmi a Dio. L’elemento comune per me è credere in Gesù, nel suo Amore e nel fatto che Lui è il nostro Cristo Salvatore.
La mia domanda è: c’è qualcosa di sbagliato se prendo ciò che di positivo c’è delle due religioni, senza per forza dover fare una scelta? Agli occhi di Dio è sbagliato essere semplicemente cristiani senza appartenere veramente a una religione? Spesso questi dubbi mi fanno sentire in colpa e mi fanno stare male e quindi volevo un tuo parere.

Grazie in anticipo.
Rossella

RISPOSTA

Ciao Rossella,
la domanda che poni se la pongono in molti.
Semplicemente cristianiComunemente la cultura e l’esperienza religiosa inducono a ritenere che per dirsi cristiani e seguire davvero Gesù sia necessario far parte di una chiesa (intesa come istituzione). In realtà ciò che Gesù ha detto in modo chiaro è che sono due i comandamenti da seguire (e che, in realtà, inglobano tutto l’insegnamento biblico): «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo precetto. Il secondo poi gli è simile: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due precetti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (Mt 22, 37-40).
Questa è la risposta che Gesù dà, nel racconto che Matteo ci fornisce, alla domanda, rivoltagli da un fariseo, su quale sia il precetto più grande (i farisei costituivano una delle “correnti” della religione ebraica, molto aderente alla Scrittura e a una serie di disposizioni pratiche che ne derivavano, con conseguenti precetti orali).

Nell’insegnamento di Gesù, questa risposta occupa un ruolo cruciale, perché segna ciò che considerava essenziale e indispensabile: amare Dio e amare il prossimo. Ciò significa che sono queste le due azioni che un uomo che vuole seguire Gesù deve compiere. Quando lui sottolinea che da questi due precetti dipendono la Legge e i Profeti, intende chiaramente che tutta la Bibbia (la Legge indica la Torah, cioè i primi cinque libri biblici, i Profeti indicano i testi profetici) è espressione di questi due comandamenti.

Hai usato spesso il termine “religione”. Io credo che sia preferibile definire “religione” il cristianesimo, e poi parlare di “confessioni” per indicare le varie declinazioni che lo caratterizzano: confessione cattolica, confessione evangelica etc.

Per venire direttamente alla tua domanda, far parte di una chiesa, che dobbiamo intendere prima di tutto nel significato originario del termine greco, ekklēsía, cioè assemblea, adunanza, riunione, vuol dire condividere con un gruppo di persone la propria fede. Le prime comunità cristiane, infatti, furono chiese nel senso di insieme di persone che professavano la stessa fede. Poi il concetto ha subito delle evoluzioni. Ad ogni modo, trarre vantaggio dal frequentare luoghi in cui persone cristiane si incontrano e si confrontano è sicuramente positivo; fare della frequenza di un determinato luogo (o di una determinata chiesa) un elemento indispensabile per dirsi cristiani, o, addirittura, qualcosa che, se non fatta, costituisce un peccato o una mancanza, non lo ritengo corretto.

Ogni chiesa cristiana ha le sue peculiarità, il suo modo di leggere e interpretare i testi, persino il suo modo di credere cosa sia giusto e cosa non lo sia. Io ritengo che essere cristiani voglia dire porsi in cerca di Dio, attraverso l’insegnamento di Gesù. Se un uomo o una donna hanno nel cuore un amore assoluto per Dio e per il prossimo, certamente non potranno sbagliarsi e non avranno bisogno di altro per essere in comunione con Lui. Dio è interessato al tuo cuore e alla sincerità del tuo amore, non alle chiese che frequenti o ai sacramenti che ricevi. Mi piace sottolineare che “solo Dio basta”.
Perciò, permetti a te stessa di incontrare liberamente Dio, fuori da ogni chiesa o istituzione, ma, se ne trai giovamento, continua a frequentare punti di incontro in cui sono presenti altri cristiani (siano essi cattolici, evangelici o di qualunque altra confessione), traendo il meglio da queste esperienze. Il confronto e la condivisione della propria fede, se vissute in modo corretto e senza imposizioni, sono situazioni positive.

Concludo dicendo che il cristianesimo richiede una caratteristica fondamentale a ognuno di noi: essere liberi nella mente e nello spirito, perché solo così possiamo essere liberi di seguire la strada che Dio ha scelto per noi (e ognuno ha la propria!). La chiesa può essere una cosa in più, se si gradisce il contesto che propone, ma deve rimanere qualcosa di aggiuntivo. Ciò che è indispensabile non è un sacramento o un luogo in cui pregare, ma Dio stesso.

Un abbraccio
Marco

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Commenti(6)

  1. simona scrive

    Salve, a questi proposito avrei una domanda. Mi troVo nella stessa situazione della ragazza,ma in che modo potro sposarmi essendo semplicmente cristiana? Posso scegliere tranquillamente tra rito cattolico e rito evangelico? E per quanto riguarda i figli? Possobattezzarli alla nascita? Grazie in anticipo

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Cara Simona,
      in realtà, nel momento in cui una persona decide di essere semplicemente cristiana – come me, ad esempio – non aderendo a nessuna confessione cristiana “nota” (cattolica, evangelica, etc.), ma decidendo di essere cristiana e basta, questo significa che la propria vita prende una strada ben precisa, che non è in una chiesa, ma è in un modo diverso di vivere la fede rispetto a quello solitamente proposto.
      Se io non sono cattolico o evangelico, ma solo cristiano, non avrebbe alcun senso sposarmi seguendo un rito o l’altro. Scegliere di far parte di una confessione cristiana (cattolica, evangelica, ecc.) significa comprendere bene qual è la teologia posta alla base della comunità in questione, e, studiando, capire bene perché si sceglie di essere cattolici, evangelici o, come dico qui, semplicemente cristiani.
      Ti faccio un esempio per capirci. Se io decidessi di sposarmi, non lo farei mai all’interno della Chiesa cattolica o in una chiesa evangelica, per il semplice fatto che io non mi riconosco nel pensiero di queste comunità. Sarebbe ipocrita da parte mia fare una scelta di questo tipo.
      Certamente farei celebrare le nozze in Comune, per un discorso di carattere civile, legale, ma non in una chiesa alla quale non appartengo.
      Prima di dirsi cattolici, evangelici, ecc., in modo superficiale (parlo in generale, non riguardo al tuo caso specifico), sarebbe bene per il cristiano domandarsi: “Ma io conosco qual è la teologia che sta alla base del credo cattolico, o di quello evangelico?”.

      Spero di esserti stato utile,
      Marco

  2. alexander scarpaci scrive

    un bel discorso ,,, anche se a mio parere non risponde appieno alla domanda , premesso che sia un bel discorso ma che non ha una base solida , si perde alla conclusione ( Cristianesimo richiede una caratteristica fondamentale a ognuno di noi: essere liberi nella mente e nello spirito, perché solo così possiamo essere liberi di seguire la strada che Dio ha scelto per noi (e ognuno ha la propria!)…la BIBBIA , che é Parola di Dio , afferma tutt° altro : il famosissimo verso in Giovanni 3:16 infatti afferma : ‘ DIO HA TANTO AMATO CHE HA DATO IL SUO UNIGENITO FIGLIO AFFINCHE’ CHIUNQUE CREDE IN LUI NON PERISCA MA ABBIA VITA ETERNA ” ora non voglio fare il sapientone in merito ma se riteniamo che la Bibbia sia Parola di Dio allora quello che dico non e’ falso …. piu chiaramente in Giovanni 8: 30, 31 dove afferma : ” Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» …. é questa la liberta’ , conoscere Cristo …. tutto il resto e’ R E L I G I O N E …..

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Ciao Alexander, capisco quello che dici, ma i miei presupposti sono differenti. Per capire meglio il mio modo di considerare i testi biblici, dai un’occhiata alla pagina in cui spiego come leggere la Bibbia e i vangeli. E’ un primo contenuto, seppur sintetico, per comprendere qual è la mia visione dei testi sacri: non l’infallibile Parola di Dio, ma un insieme di testi e documenti che devono prima di tutto essere considerati nella loro veste di fonti storiche, che hanno una complessa vicenda redazionale e che, soprattutto, sono frutto anche della penna degli autori che li hanno redatti.
      Capisco le tue osservazioni, ma credo derivino essenzialmente da una lettura del testo biblico – che rispetto – basata sulla visione che quanto scritto sia diretta Parola di Dio. Giusto per fare un esempio, che può essere utile per riflettere, le primissime comunità cristiane, quelle, per intenderci, ‘avviate’ da Paolo, inizialmente non avevano i testi evangelici – perlomeno nel modo in cui noi li conosciamo oggi – e quindi non potevano neanche considerarli la Parola di Dio. Per i cristiani (o, sarebbe meglio dire, per le prime comunità giudeo-cristiane, cioè di religiione ebraica ma distinte dagli altri ebrei per la scelta di credere che Gesù fosse il messia, l’Unto) la Parola di Dio era sostanzialmente l’Antico Testamento, non il nuovo, che ancora a quei tempi non era stato codificato così come noi lo conosciamo.
      Pensa alle lettere di Paolo. Noi oggi le consideriamo Parola di Dio, in quando contenute nel Nuovo Testamento, ma al tempo in cui vennero scritte (intorno alla metà del I sec.), le comunità che le ricevevano dovevano averne una percezione differente. Certamente avevano un grande valore, dato che l’autore era Paolo, colui che ai loro occhi era un apostolo a tutti gli effetti, ma sicuramente non erano utilizzate, nel I sec., così come viene fatto oggi.
      Con tutte queste osservazioni (e con quelle contenute nella pagina che ti ho segnalato) voglio solo fare un semplice invito a porsi delle domande su questi testi e sul modo in cui dobbiamo utilizzarli: non un rigido lascito di Dio, ma una fonte che ha tanto da dire intorno alla vita di Gesù – e non solo chiaramente – e al modo in cui il suo insegnamento venne appreso e trasmesso, talvolta con particolari propri della comunità in cui venivano redatti.
      Spesso siamo abituati a considerare la religione cristiana (e le altre religioni) come qualcosa di rigido, che è sempre stato in un dato modo fin dall’inizio. In realtà la sua storia mostra come tante cose si sono andate fissando nel tempo (penso ancora alle fonti scritte relative alla vita di Gesù, probabilmente inizialmente tradizioni orali, poi fissate per iscritto nei vangeli), e di come tutto sia molto più complesso di come appaia.
      Spero che questi spunti, seppur molto ‘secchi’, possano essere utili.

      Un abbraccio,
      Marco

  3. gioele scrive

    Ma se la Chiesa è opzionale, perchè Gesù disse:” Edificherò la mia Chiesa” ? E perchè Paolo fondava le chiese ed esortava a…non abbandonare la comune adunanza ?

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Ciao Gioele. Per rispondere alla tua domanda ti propongo questa mia personale riflessione, che ho fatto proprio in questi giorni. Personalmente non credo in modo assoluto che la chiesa (intesa come comunità) non sia utile. Credo però che far parte di una Chiesa (intesa non solo come gruppo, ma anche come realtà religiosa dotata di una sua teologia precisa, di un suo approccio ai testi, etc.) significhi soprattutto riconoscersi nel credo da essa professato. Dal momento che io, personalmente, non mi riconosco in nessun credo professato dalle Chiese, ecco che non vi aderisco. Allo stesso modo, tutti dovrebbero fare la stessa riflessione: se non ci si riconosce in una Chiesa, o in nessuna Chiesa, ma si ritiene che sia necessario un altro modo di vivere la fede cristiana, allora si potrà rimanere benissimo al di fuori delle Chiese che attualmente esistono. Diciamo che la mia è una scelta dettata dalle condizioni attuali, non è un rifiuto assoluto e a priori delle comunità religiose.
      Paolo no sbagliava quando scriveva quanto hai citato, il punto è che non si può “assolutizzare” quelle parole, perché un conto è il contesto storico e culturale del I sec., un conto la contemporaneità. Le Chiese sono il frutto di cambiamenti, di evoluzioni, di scelte. Allo stesso tempo, non sono un fautore del cosiddetto “ritorno alla Chiesa delle origini”: dato che ogni tempo ha le sue caratteristiche, voler “ripristinare” qualcosa per com’era 2000 anni fa circa significa, a mio avviso, fare un passo indietro e non in avanti.

      Un saluto,
      Marco

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