Dove avviene l’incontro con Dio. Condividere la propria fede con chi non può comprendere

Ciao, Marco. Mi sono sempre chiesto perché l’incontro tra uomo e Dio debba avvenire necessariamente nella nostra coscienza e non, ad esempio, attraverso delle apparizioni visive (ovviamente mi riferisco alla realtà quotidiana e non a quella storico-biblica). E la risposta che mi son dato è sempre stata quella che la nostra coscienza è l’unico “posto” segreto, intimo ed inviolabile in cui nessun altro uomo può entrare se non per nostra volontà. Soltanto dalla genuinità ed originalità dell’incontro con Dio può nascere un rapporto forte e destinato a durare in eterno. L’uomo estraneo (anche quello a noi più caro) può metterci in crisi.
Ma un carcerato (equiparabile a Gesù Cristo in croce) sottoposto a controllo 24 ore su 24 dalla legge, come può trovare la forza di pregare, contemplare, ricercare Dio nella consapevolezza di dover condividere ogni suo pensiero/gesto con chi, probabilmente, non sarebbe in grado di comprenderlo? La sua potrebbe quasi sembrare una recita su un palcoscenico davanti a migliaia di spettatori. Solo Gesù Cristo sarebbe in grado di fare una cosa del genere!

Pieralfonso


RISPOSTA

Ciao Pieralfonso,
l’incontro con Dio sicuramente avviene dentro di noi, nel nostro intimo, nella nostra mente. Ciò non toglie che sia possibile ricevere un’apparizione “visiva”. Ovviamente non è qualcosa di quotidiano o che succede a tutti, proprio perché Dio è essenza spirituale, non è fatto di materia, e dunque il contatto tra la dimensione spirituale e quella materiale, quindi tra spirito e corpo, non è così evidente e diretto come a volte vorremmo. Non è comunque detto che i sogni non possano permettere di entrare in contatto diretto con Dio, anche attraverso un Suo messaggio, una Sua segnalazione (sulla realtà dello spirito leggi questo contenuto).

lake-430508_640Veniamo ora alla tua domanda, che spero di interpretare in modo corretto. Considererò il carcerato dell’esempio come una metafora di una carcerazione “del cuore”, della mente, e non come un carcerato reale. Se, infatti, fosse un uomo realmente detenuto in prigione, nulla gli vieterebbe di cercare Dio, pregare, contemplare nel suo intimo, in silenzio, senza che nessuno lo disturbi.
Considerando invece che un uomo viva questa condizione di carcerazione psicologicamente e nel proprio cuore, tutto cambia.
Io sono dell’avviso che la ricerca di Dio, le risposte fornite dal messaggio di Gesù siano in grado di liberare la mente e il cuore da ogni carcerazione. Possono liberare dalla carcerazione del giudizio degli altri, proprio perché Gesù insegna che ciò a cui dobbiamo dare rilevanza più di ogni altra cosa è il giudizio di Dio. Possono liberare dalla carcerazione del senso di colpa, facendoci rendere conto che errare è umano e solo perdonandoci possiamo tornare a fiorire e a percorrere la strada verso Dio, tentando in tutti i modi di non ripetere gli errori commessi.
La fede non è solo credere in Dio, ma rivoluzionare completamente il nostro punto di vista sulle cose, sulle persone, sui problemi, sulla realtà che ci circonda.
Non dobbiamo credere che la ricerca di Dio sia possibile sono dopo essere diventati sereni e in pace con noi stessi. È proprio il contrario: la vera ricerca di Dio ha il potere di darci quella serenità che ancora non possediamo (vedi in proposito l’articolo su come cercare Dio).

Il rapporto con Dio è spesso vissuto dall’uomo come un momento della propria vita, ed è anche per questo che spesso paura, sconforto, inquietudine penetrano dentro di lui. Ma se lasciassimo Dio divenire il nostro compagno di vita, colui che ci sta accanto in ogni circostanza, cambierebbe di conseguenza anche il modo di osservare la realtà.
La ricerca di Dio può essere condivisa con gli altri, ma il punto essenziale sta nel rapporto tra te e Dio stesso. Se gli altri non possono comprendere questo rapporto, magari lo giudicano o lo condannano, non è il rapporto con Lui che deve venire meno. È necessario trovare la forza di cercare Dio nonostante tutto e nonostante tutti.

Un abbraccio
Marco

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