Ciao Marco. Mi è capitato di sentire personaggi del clero ammettere esplicitamente che le bugie dette a fin di bene e i furti commessi a fini di mera sopravvivenza ed equità sono facilmente perdonabili come peccati (e in ciò starebbe uno dei motivi di scontro tra la legge e la Parola di Dio, in quanto l’etica sembra prevalere sulla legalità). Così come, d’altronde, c’è da dire che certi passi della Bibbia evidenziano in maniera palese che la giustizia di Dio non coincide affatto con quella umana (basti pensare alla parabola dei lavoratori della vigna, dove l’etica umana non corrisponde alla legge di Dio, la quale, stavolta, sembrerebbe incredibilmente coincidere con la legge umana).
Mi domando: come può la Chiesa aspirare ad un mondo più giusto, facendosi promotrice del valore della giustizia a livello costituzionale, quando è la Parola di Dio stessa che, talvolta, impone di essere “umanamente” ingiusti (ma “divinamente” giusti)? Non c’è il rischio che la giustizia (sia come etica sia come legalità) del domani possa andare contro la giustizia di Dio?

Pieralfonso

RISPOSTA

Ciao Pieralfonso,
la domanda che poni è molto complessa e spero di riuscire a darti buoni spunti di riflessione.
Io credo che sia necessario considerare due livelli distinti all’interno dell’insegnamento di Gesù e dei testi evangelici: da un lato il livello Dio/uomo, dall’altro il livello uomo/uomo.
Giustizia umana e giustizia divinaIl primo livello è quello che riguarda la relazione di Dio con l’uomo e, di conseguenza, le regole che ne stanno alla base, sia durante la vita sia al termine. Il secondo livello riguarda invece la relazione tra gli uomini, con le sue regole.
Una parabola come quella dei lavoratori della vigna (Mt 19,30-20,16) è da considerare relativa al primo livello, cioè alla relazione Dio/uomo. Nella parabola, infatti, Gesù vuole indicare a che cosa è simile il regno dei cieli, e quindi, probabilmente, qual è la logica seguita da Dio in merito ad esso.
Un episodio come la domanda di Pietro relativa al numero delle volte in cui è lecito perdonare (Mt 18,21-22) appartiene al secondo livello, perché riguarda la relazione tra le persone e il comportamento che devono tenere.
La giustizia umana, che nel nostro ordinamento si traduce anche nella Costituzione, è espressione, per utilizzare il meccanismo dei livelli, del secondo: la legge, fatta da uomini per uomini, dà le regole per la vita civile. Ovviamente non è una legge infallibile, anzi spesso è migliorabile, delle volte carente, in qualche caso sembra proprio contraria alla vita umana (penso a norme come l’aborto o, nei paesi in cui vige, la pena di morte).

Alla luce di questa premessa, sono convinto che qualunque chiesa debba perseguire la giustizia, ovviamente una giustizia che tenga sempre conto dell’altro, che sia rispettosa della dignità e della ricchezza umana, che non persegua la vendetta, ma che si preoccupi comunque della sicurezza. Il cristiano deve aspirare a una legge che risponda alla più grande legge mai data: «Quanto dunque desiderate che gli uomini vi facciano, fatelo anche voi ad essi» (Mt 7,12). Una legge che parla di comprensione, rispetto, amore, incontro. Questo è ciò che Gesù raccomanda, sintetizzando la Legge (la Torah) e i Profeti (i libri profetici). Quindi è questo che lui indica di fare.
È chiaro che c’è il rischio che la legge e l’etica umane si allontanino da questo insegnamento. Lo dimostrano le tante trasformazioni dell’etica (ma sono sempre passi avanti?), le norme che non considerano l’uomo come oggetto d’amore e comprensione, ma solo come soggetto da punire. Il rischio che la legge dell’uomo vada contro l’insondabile legge di Dio è sempre stato vivo nella storia e, ahimè, lo sarà sempre.
Credo sia comunque importante sottolineare che, in fondo, la mente di Dio e la sua volontà siano per noi qualcosa di misterioso, nascosto. Non riusciremo mai a capire la logica di Dio, che rimarrà per noi sempre sorprendente, spiazzante, e che potrà avere come unico metro di paragone essa stessa.

Per citare le espressioni da te utilizzate, ritengo che seguire Dio voglia dire cercare di essere il più possibile “umanamente giusti”, cioè fare agli altri solo ciò che vorrei facessero a me, in accordo con l’insegnamento di Gesù. Questo è ciò che è richiesto agli uomini, perché credo che di più non si possa fare. In un mondo ideale il Diritto dovrebbe cercare di aderire il più possibile a questo principio, cosa che però, purtroppo, sappiamo bene che non è sempre facile. Così, non penso che il Diritto debba avvicinarsi alla logica con cui Dio giudica o che sta alla base del regno dei cieli – quindi, in quest’ottica, la parabola degli operai della vigna non deve essere uno strumento di misurazione del comportamento umano, in quanto illustra un aspetto dell’agire di Dio.

 Un abbraccio
Marco

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