Contemplare: arrivare vicini al cuore di Dio

La ricerca di Dio avviene anche attraverso la contemplazione. Contemplare significa dedicare del tempo di qualità alla ricerca di Dio, all’osservazione del Suo mistero, all’abbandono di noi stessi nella sua bellezza. Ciò può avvenire sia nel segreto della nostra camera, sia grazie all’aiuto della bellezza di ciò che ci circonda, come la natura, le stelle, il cielo, la pioggia.

Contemplare significa immergersi nella ricerca

La contemplazione profonda è frutto del silenzio, della concentrazione, della rilassatezza e della preghiera.

contemplarePer contemplare, scegliamo un luogo tranquillo e silenzioso. Può trattarsi della nostra camera da letto, di una terrazza, o anche di un luogo esterno in cui essere immersi nella bellezza della natura. L’importante è poter contare su un ambiente silenzioso e sereno. Prendiamoci del tempo, non dobbiamo avere fretta. Cerchiamo di liberare la mente da ogni preoccupazione, dagli impegni, dalle paure: mettiamoli deliberatamente da parte, imponiamoci di ritagliare quel tempo solo per noi e per Dio, lasciamo che il rumore del mondo resti fuori e cerchiamo dentro di noi uno spazio silenzioso.

Che differenza c’è tra la contemplazione e la meditazione

meditazione e contemplazioneContemplare non significa necessariamente meditare. Se la meditazione è un modo per concentrarci, avvicinarci a noi stessi, avere maggiore coscienza del momento presente, facendo così cessare in parte il frastuono del mondo, la contemplazione è un vero e proprio momento di silenzio, di abbandono, in cui non è necessario alcuno sforzo intellettivo, ma solo un volersi lasciar andare all’osservazione di Dio.

La contemplazione deve essere intesa come una delle più alte forme di vicinanza al divino, perché, dandoci la possibilità di separarci dai pensieri e dal peso della materialità, ci conduce in uno stato di profonda quiete, rilassatezza, dove è possibile con più facilità fare esperienza di Dio. Meditare, riflettendo in modo profondo su qualche cosa di elevato, può prepararci all’atteggiamento della contemplazione.

La via della natura come ausilio nel contemplare

La nostra esperienza di contemplazione può avvenire, come già accennato, anche in ambienti aperti, all’esterno della nostra casa. Questo perché la visione della bellezza di un tramonto, di un paesaggio, del cielo stellato, possono favorire uno stato di quiete, utile per rivolgere i propri pensieri a Dio. È però molto importante scegliere luoghi adatti, che siano suggestivi ma al tempo stesso che ci garantiscano silenzio e rilassatezza. Dobbiamo quindi evitare i luoghi affollati o in cui c’è confusione o forti rumori. Ad ogni modo, accertiamoci di non correre alcun pericolo, in particolare se è un luogo isolato.

La ricerca di un luogo immerso nella natura, che favorisca la nostra concentrazione, non deve farci credere che essa sia l’oggetto della contemplazione. Contemplare non significa cercare Dio nella natura o ritenere che essa sia diretta espressione del divino. Al contrario, la bellezza di ciò che ci circonda, unita al silenzio e alla preghiera, possono costituire il contesto ideale per dedicarci a Dio, dialogare con Lui, cercarlo. La natura e la bellezza non sono quindi un fine, ma un mezzo attraverso il quale riuscire ad accostarci più facilmente a Dio.

In passato, i monaci che decidevano di dedicarsi all’ascesi, alla preghiera e alla contemplazione di Dio, si ritiravano in luoghi isolati, come i deserti, nel caso dell’area medio-orientale, le montagne e i boschi, per il monachesimo occidentale. Questo aspetto permette di capire come la solitudine − nel nostro caso anche solo per brevi momenti − possa essere di notevole aiuto nella creazione di uno stato d’animo che consenta la ricerca del divino.

Iniziare il tempo di contemplazione

La contemplazione del creatoLa contemplazione, come la preghiera, è un processo intimo, e quindi è bene che venga vissuta in modo personale e libero da imposizioni. Ad ogni modo, alcuni consigli possono essere utili nella gestione della propria esperienza contemplativa. Ogni lettore li impiegherà come meglio crede.

L’inizio del momento di contemplazione può avvenire affidandosi alla preghiera. Si può avviare magari con la “recita” del Padre Nostro, per poi lasciare libera circolazione a ciò che sentiamo e desideriamo di dire. Vale dunque quanto già ribadito a proposito del tempo di preghiera.

Quando riteniamo di aver esaurito le parole − che possibilmente devono essere pronunciate interiormente, e non con le labbra, così da facilitare uno stato di rilassatezza − o soprattutto quando sentiamo il bisogno di farle cessare, lasciamo che sia il silenzio a prendere il sopravvento, dentro e fuori di noi. Adesso è il pensiero che deve farsi strada, indirizzandosi, come già stava facendo, direttamente a Dio, alla Sua idea, alla Sua immagine, alla Sua realtà. In questo momento di quiete assoluta non dobbiamo fare altro che rimanere concentrati su di Lui. La contemplazione non deve essere un momento di relax, ma un momento di ricerca. Durante questi minuti ci poniamo in uno stato di profonda ricerca interiore.

Avere costanza ed essere spontanei

Ciò che stiamo facendo, in fondo, è tentare di donare un po’ più di spazio al nostro spirito. Provando a mettere in pratica tutti questi consigli, inizialmente potremmo sentirci in difficoltà, non sapendo cosa fare o pensando di perdere del tempo. È però importante capire che ognuno di noi è abituato a vivere una vita sempre di corsa, in cui le ore sono costantemente occupate da attività e azioni di vario genere. Cercando di andare avanti con costanza ed entusiasmo, comprenderemo che per prenderci realmente cura di noi stessi e del nostro rapporto con Dio abbiamo bisogno di fermarci dal nostro tran tran quotidiano, dedicando del tempo proprio a Lui.

La contemplazione è qualcosa di molto personale che non è sempre facile riuscire a spiegare. Per questo il consiglio più grande è di lasciarci andare alla spontaneità, al silenzioso seguire il proprio istinto, certamente, però, ricordandoci di evitare tutto ciò che può turbare il nostro stato di rilassamento, come distrazioni, pensieri estranei a Dio, paure o ansie. Dobbiamo sempre ricordare che quello della contemplazione è un tempo per Dio, e per Lui interamente va speso.

Con il tempo e la pratica, la contemplazione tenderà a diventare un atteggiamento naturale, in grado di favorire la nostra sensibilità. Grande giovamento trarremo quando il nostro cuore sarà a tal punto abituato a contemplare Dio da riconoscerlo spontaneamente in ciò che vede: nello sguardo degli uomini, nelle stelle del cielo, in ciò che ci circonda.

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