Come pregare Dio per raggiungere il Suo cuore

La preghiera è uno dei mezzi più importanti per entrare in relazione con Dio e stringere con Lui un rapporto solido. Possiamo però imparare a pregare in modo nuovo, al di là delle liturgie, delle cerimonie e delle preghiere spesso meccaniche e/o ripetitive a cui in genere siamo abituati. Per questo, cerchiamo di pensare alla preghiera come se fosse il dialogare con Dio così come faremmo con un amico, con un padre, con una madre, in modo sincero e spontaneo, con parole semplici e dirette, che escano dal cuore.

Come pregare: dialogo spontaneo o preghiere a memoria?

Siamo spesso abituati a “recitare” le preghiere che già conosciamo, come il Padre Nostro e l’Ave Maria, che sono e rimangono preghiere straordinarie. In questi casi, però, il rischio che si corre è di iniziare a ripeterle in modo meccanico, automatico, perdendo facilmente la concentrazione e facendo sì che la bocca pronunci qualcosa che la mente non pensa. Sarà capitato a tutti di recitare preghiere e canti nelle chiese o in determinati momenti della giornata – penso, ad esempio, alla recita del rosario – e di sorprendersi, dopo alcuni minuti, distratti: la bocca pronuncia delle parole, ma la mente sta pensando ad altro.

Come pregareÈ quindi bene domandarsi: che valore può avere la mia preghiera se è solamente pronunciata con le labbra, ma non sentita interiormente? Pregare dovrebbe significare voler comunicare con Dio, parlare con Lui, e non ridurre questa intima relazione al recitare − si faccia attenzione a questa parola, che implica la non spontaneità − preghiere e formule. Pronunciare nei confronti di Dio parole e frasi in cui in fondo non crediamo, che non sentiamo davvero o che non comprendiamo, significa riempire l’aria e la mente di parole vuote. E questo, dovremmo essere tutti d’accordo, non ha alcuna utilità.

Dove pregare e con quali parole

Non esiste un luogo in cui si può pregare e uno in cui invece non è possibile farlo. Ogni luogo e momento della nostra giornata vanno bene per parlare con Dio. Dobbiamo infatti iniziare a entrare nell’ottica che pregare significa parlare, conversare, ringraziare.

Se Gesù sottolinea che è importante chiudere la porta della stanza alle nostre spalle e lasciarci andare al dialogo con il Padre che vede nel segreto (su questo concetto vedi Matteo, 6,5-8), è perché gli sta a cuore che non si preghi “nelle piazze” con il fine di mostrarsi agli altri. Dio ascolta sempre e in ogni luogo, ed è per questo che sempre e in ogni luogo possiamo dialogare con Lui, coltivare la nostra relazione personale con Dio.

Anche se i posti tranquilli – come la nostra stanza, un giardino, un luogo “sacro” – possono stimolare maggiormente la concentrazione, possiamo dialogare mentalmente con Dio in ogni luogo e momento della giornata. Quando usciamo di casa per andare al lavoro, quando facciamo una passeggiata, durante una pausa dagli impegni quotidiani, prima di andare a dormire. Chiaramente tutto questo non deve essere forzato, ma spontaneo e naturale, altrimenti ricadremo nel rischio della “preghiera apparente”, che poi diverrà vuota perché non realmente sentita.

Non servono migliaia di parole, così come sono inutili formule altisonanti e affascinanti, che spesso rischiamo di non comprendere o di travisare. Quando preghiamo, usiamo parole semplici, anche brevi, e non preoccupiamoci di come si dovrebbe parlare a Dio: parliamo con Lui in modo spontaneo, con lo stesso linguaggio che utilizzeremmo con una persona cara.

Raccontare a Dio di noi per condividere le nostre gioie

Condividere le nostre gioie con DioMolti di noi sono abituati a vedere la preghiera come una serie di richieste – spesso molto formali – da indirizzare a Dio: chiediamo di farci passare un disturbo fisico, di superare con buoni voti l’esame, di farci incontrare la persona della nostra vita, di farci avere dei figli etc. Ma tutte queste cose, se ci pensiamo bene, finiscono col diventare solamente uno sterile elenco di pretese che fanno di Dio qualcuno da cui ottenere ciò di cui abbiamo bisogno.

Per questo motivo, prima di tutto quando preghiamo potremmo “raccontargli” ciò che ci è accaduto durante la giornata: una situazione spiacevole che ci ha fatto soffrire, un momento di gioia che ci ha scaldato il cuore, un dubbio che ancora ci attanaglia, un comportamento errato che abbiamo tenuto. Chiediamo a Dio aiuto per far venire meno quel dispiacere, condividiamo con Lui la gioia che abbiamo provato, cerchiamo consiglio sulla scelta da prendere, chiediamogli scusa per gli sbagli che abbiamo commesso. Chiedere l’aiuto di Dio è un bene, ma non dobbiamo limitare il nostro rapporto con Lui a sterili richieste.

La condivisione delle gioie è, ad esempio, una delle più belle occasioni di incontro con Dio che possiamo avere: la gioia dell’abbraccio di quell’amico che diamo tante volte per scontato ma che c’è sempre per noi; la gioia nell’aver visto un cielo terso dopo una giornata di pioggia o un fiore fare capolino a lato della strada; la gioia di essere vivi e, nonostante tutte le difficoltà, continuare a esserci e ad andare avanti. Il rapporto con Dio deve essere prima di tutto un rapporto sereno e gioioso.

Dio ascolta le nostre preghiere? E se non ci esaudisce?

Per capire come pregare è importante tenere a mente che la fede è l’elemento essenziale. Avere fiducia in Dio, nel Suo ascolto e nella Sua presenza – questo infatti significa avere fede – è importante per essere ascoltati. Gesù, durante il cosiddetto Discorso della montagna, esortava a chiedere con fede, bussando alla porta, cercando quanto si voleva trovare, insistendo anche di fronte a un primo rifiuto (vedi Matteo 7,7-11). Ma se questa preghiera che facciamo non è fiduciosa, ma solo meccanica e formale (quindi vuota e “a memoria”), forse non otterremo nulla.

La fiducia in Dio è qualcosa che si costruisce col tempo, ma che deriva dalla nostra quotidiana sperimentazione che Lui è realmente accanto a noi. Dobbiamo imparare a non misurare la nostra fiducia in base a ciò che Dio ci avrà concesso: la sua volontà non dipende dalla nostra insistenza e, anche se pretendiamo una cosa con tutto il cuore, non è affatto detto che questa possa essere consentita. La fiducia non è il frutto dell’essere sempre soddisfatti, ma della consapevolezza che, come un Padre, Dio ascolta e concede se è bene che conceda, attende se è bene che attenda.

Non poniamoci nei confronti di Dio come di qualcuno da cui pretendere felicità. Il senso della nostra vita è strettamente legato alla nostra ricerca personale di Dio e alla capacità di percorrere quella strada speciale e da scoprire che ognuno di noi possiede. È quindi importante metterci subito in cerca del nostro percorso, del nostro posto e ruolo nel mondo, capendo qual è il significato della nostra esistenza. Osserviamo dunque con attenzione le nostre passioni, le nostre inclinazioni innate per capire se possono darci un indizio sulla strada da intraprendere. Come nell’episodio di Gesù nel Getsemani, la nostra vera aspirazione deve essere comprendere e accettare la volontà di Dio e la realtà (perché delle volte, nonostante il nostro impegno, non è proprio possibile modificare le cose), e non tentare sempre di imporre ciò che desideriamo.

Come pregare senza distrazioni o turbamenti

pregare senza distrazione e turbamentiÈ bene inoltre ricordare che, se desideriamo trascorrere un po’ di tempo in preghiera − quindi qualcosa di più lungo di un semplice “dialogare” mentalmente con Dio −, è bene dedicarci a Lui senza alcun tipo di distrazione o turbamento; i pensieri futili dovrebbero rimanere fuori dalla porta, così come ogni preoccupazione e ansia.

Per essere concentrati, prima di iniziare a dedicarci a questo tempo per Dio, potremmo cercare deliberatamente di allontanare dalla nostra mente ogni altro pensiero. Immaginiamo che la preghiera (cioè il dialogo) sia come l’acqua che deve passare attraverso uno stretto canale, e che le preoccupazioni per le cose quotidiane e i pensieri siano sassi e oggetti che ne ostruiscono il passaggio: per pregare in modo fluido, concentrato e sereno dobbiamo rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono il passaggio dell’acqua. Mettiamoli anche da parte, in pausa, concentrandoci su ciò che stiamo facendo. Ogni qual volta una distrazione farà capolino nella nostra mente − in particolare se si tratta di una banalità −, ricacciamola subito, rimettiamola al suo posto, avremo tutto il tempo per pensarci dopo, senza permetterle adesso di attirare su di sé la nostra attenzione.

Chiaramente è importante ricordare anche che se qualcosa ci turba o ci spaventa è bene affrontarlo, rifletterci su in modo costruttivo, capire come tornare a essere sereni, trovare delle soluzioni, magari parlandone con qualcuno che può esserci di aiuto (puoi dare un’occhiata, ad esempio, a questo articolo sul sito DiventareFelici.it su come gestire l’ansia).

Per conoscere Dio serve costanza

Molti di noi non sono abituati a pregare (cioè dialogare) in questo modo, quotidianamente e spontaneamente. All’inizio potrebbe risultare difficile parlare in modo spontaneo con Dio, o ci potremmo sentire a disagio, abituati a pregare in modo formale o con grande riverenza. Cerchiamo quindi di essere costanti, giorno dopo giorno, e lasciamo prevalere la spontaneità. In fondo, se ci riflettiamo, il fine della preghiera è il dialogo con Dio, il contatto diretto tra noi e Lui. Dunque facciamo sì che questo contatto sia autentico, reale: mostriamogli, senza timori o vergogne, cosa si cela nel nostro cuore.

Come detto in apertura, l’Ave Maria e il Padre Nostro sono e rimangono delle preghiere molto belle e intense, e quindi potremmo recitarle, ad esempio, in eventuali momenti più lunghi di dialogo con Dio. Ad ogni modo, non dobbiamo mai considerare la preghiera come qualcosa di rigido: pronunciamo solo le parole che sentiamo, e “recitiamo” una preghiera se e quando sentiamo il desiderio di farlo, non per abitudine o convenzione. Detto questo, una possibilità potrebbe essere quella di aprire eventuali momenti più lunghi di preghiera con il Padre nostro, lasciarci andare alla spontaneità, e infine terminare con l’Ave Maria (o viceversa). In questo modo avremo preservato il ricorso a straordinarie preghiere come le due citate, ma al contempo avremo lasciato ampio spazio al dialogo spontaneo. Ad ogni modo − non mi stancherò mai di dirlo −, ognuno si senta pienamente libero di dialogare con Dio così come dettato dal proprio cuore (anche solo parlando spontaneamente e senza recitare nessuna preghiera).

Un’ultima cosa: il segreto di quanto detto sta nel pensare a Dio come se fosse una persona cara. La preghiera, soprattutto per chi sta iniziando a “relazionarsi” con Lui, deve essere il modo con cui cercare di approfondire la Sua conoscenza, tentando di farlo entrare nella nostra vita.

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Commenti(23)

  1. maria scrive

    Grazie Marco. sono in un momento di pura confusione. mia madre è venuta a mancare in modo violento. io non riesco a trovare stabilità negli studi universitari e nel mondo lavorativo. sono mamma da pochi mesi e il mio rapporto è in crisi. come posso pregare?mi sembra che Dio abbia molte cose da fare. mi sembra di disturbarlo.cosi anche se Prego un po, poi mi dico:”che stia ad ascoltare te con tutto quello che ha da fare?” in ogni caso ci provo….e pregherò anche per avere una maggiore fiducia in Lui. grazie per i tuoi articoli.

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Ciao Maria, mi dispiace molto per questo momento difficile, sappi che ti sono vicino col cuore! La perdita di un genitore è sicuramente qualcosa di lacerante, ed è normale, anche in funzione del periodo di difficoltà che attraversi in generale, sentirsi sballotatti. Ma ogni tempesta, dopo la sua furia, è destinata a placarsi.

      Non preoccuparti di disturbare Dio… la sua non è una “mente” di uomo, che può fare solo una o poche cose per volta, quindi bussa, perché insistendo la porta si aprirà. Anzi, Lui non aspetta altro che tu lo faccia. Fidati! Cerca da Lui non solo la fiducia, ma anche la capacità di avere occhi nuovi per guardare e vivere questa vita che hai davanti, per amare in modo speciale la creatura che hai messo al mondo, che è davvero, credimi (ma lo saprai meglio di me), un dono di Dio. Per quanto riguarda il tuo rapporto di coppia, dovresti cercare di capire cos’è che non va, e forse può darti una mano questo sito (http://diventarefelici.it), gestito da mio fratello Giacomo, mental coach. 🙂

      Questo è un momento duro, ma forse potrebbe anche essere un modo per te di costruire un rapporto nuovo con Dio, che abbia maggiore vigore, dotato di nuovo smalto. Non voglio banalizzare il tuo dolore, affatto, ma spingerti a riflettere sulla necessità, proprio in questo momento di partenze, arrivi e cambiamenti, di cercare Dio con più profondità. Sono certo che il tuo rapporto con Lui sia già ricco, ma, come avviene tra le persone, si può sempre cercare una vicinanza e un modo di stare insieme che sia più intimo. Mi permetto di segnalarti questa risorsa, che spero possa darti degli spunti positivi: http://semplicementecristiani.it/come-cercare-e-trovare-dio/
      Se ne hai voglia, puoi comunque sempre scrivermi un messaggio privato dalla pagina Contatti.

      Un caro abbraccio
      Marco

  2. Germana scrive

    Ciao,
    molto bello quello che scrivi,quando provo a dialogare con Dio però incontro sempre un ostacolo:Dio sa già tutto,sa cosa mi è successo durante la giornata,sa cosa ho provato,quali sentimenti,quali pensieri,a che scopo ripetergli tutto?

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Ciao Germana. La tua “obiezione” – la chiamo scherzosamente così – è più che legittima. Se Dio sa tutto, perché stare là a parlare con Lui o a raccontargli cose che conosce già? In realtà il motivo per cui io propongo di farlo, cioè di aprirsi con Lui come si farebbe con un amico, si basa sull’idea che parlargli, esprimere le nostre ansie, è un modo per rielaborare nuovamente ciò che vogliamo dirgli o chiedergli. Pregare è utile a noi perché fissa il nostro tempo e la nostra attenzione su Dio. Se pensando che Dio sa già tutto non pregassi più, o non gli chiedessi più nulla, saboterei da solo la forza del mio rivolgermi a Lui. Pregare vuol dire indirizzare a Dio, oltre che parole e concetti, anche stati d’animo ed emozioni, che proprio quella preghiera smuove.
      Inoltre, il mio suggerimento di parlare con Dio è finalizzato a far sì che il nostro rapporto con Lui diventi sempre più profondo, più stretto, quotidiano. Se lasciassi da parte ogni momento di incontro con Lui, dando per certo che sa già tutto, non sarebbe un po’ come uno sposo che non dice mai alla sua sposa che la ama (o viceversa, chiaramente), dando per scontato che lei lo sappia già? Certo, è vero, la sposa lo sa già, ma esprimere i sentimenti, parlarne, è un modo per far sì che quell’amore si esprima ancora di più, in modo più chiaro. Che quell’amore abbia del tempo dedicato dai due sposi.
      Non devi fare a Dio una cronaca di tutto quello che hai fatto o pensato, ma devi semplicemente essere spontanea. C’è una cosa che ti sta a cuore? Parlagli di quella. Non deve essere qualcosa di rigido, ma un modo spontaneo di vivere questo rapporto.

      Un abbraccio,
      Marco

  3. Stefania scrive

    Ciao Marco, seguo già tuo fratello e ho avuto modo di parlarci anche tramite skype ed è veramente molto bello quello che fate.
    Ho letto con molta attenzione quello che hai scritto in questo articolo, e mi ha colpito. Non sto ora qui a raccontarti il mio passato (Se ce ne sarà modo non avrò problemi a farlo), ma sto affrontando un periodo di enormi cambiamenti. Ho avuto ben due lutti importanti nell’arco di un anno e altrettanti in passato. Sebbene cresciuta in ambiente cristiano, scout da adolescente ecc.. la mia vita di fede non è stata molto brillante… ma.. dopo l’ultimo evento luttuoso, sento qualcosa dentro di me.. non so spiegarlo, qualcosa sta cambiando…

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Ciao Stefania, piacere di averti qui su “Semplicemente cristiani”. Capisco quello che dici, a volte gli eventi ci cambiano, o meglio ci aiutano a osservarci, a cercare qualcosa di più. Se ti va di parlare ulteriormente di questo tuo cambiamento, sarò felice di ascoltarti. Puoi scrivermi un messaggio privato dalla pagina contatti 🙂

  4. Massimo scrive

    Salve Marco,
    premetto che la mia Fede è molto, molto tiepida e … sì, hai ragione: molte volte, recitando le preghiere a memoria, la mente vaga per conto suo. Nei rosari poi, viene richiesta una ‘meditazione’ su alcuni Misteri per i quali non ho mai capito fino in fondo che c’è da meditare: es. “Gesù viene battezzato al Giordano da Giovanni”: cosa c’è da meditare? … Forse la stranezza che Dio si faccia battezzare, pur non avendone alcun bisogno? … non so …
    Sai che c’è? Sento il bisogno profondo di un rapporto VIVO con Dio, essendo Lui un’entità VIVA che pensa, desidera, ama. E devi ammettere che anche parlare con Lui a senso unico (non voglio essere irriverente e blasfemo, ma un po’ come si farebbe a un muro diciamo) non è facile né appagante. Manca la Voce più importante e la conoscenza di ciò che Lui pensa di me. Darei non so cosa per saperlo, anche a costo di prendermi una strigliata coi fiocchi.
    Finché siamo sulla terra sarà sempre così? Bisogna essere S.Francesco in persona per sentire la Sua Voce? … Certo – dirai – c’è la Bibbia: ho provato alcune volte ad aprirla a caso (il ‘prendi e leggi’ di S.Agostino) ma ogni volta sono incappato in brani che (ritengo) non mi riguardassero e sentivo lontani da una risposta.
    Cerco e non trovo.

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Caro Massimo, nella preghiera del rosario, tanto diffusa tra i cattolici, la meditazione ritengo abbia una valenza profonda. Si tratta di una riflessione intima in merito a quanto è contenuto nell’episodio oggetto del mistero. Non si tratterebbe, quindi, di un “pensarci su”, ma dell’immergersi in quell’episodio. Almeno questa è la lettura che io, dall’esterno e da “semplicemente cristiano”, ritengo valida.
      Per quanto riguarda il resto, comprendo bene quello che dici. Forse l’impossibilità, in genere, di entrare in diretto contatto con Dio è un freno o un ostacolo a molti rapporti di fede.
      Credo che un buon consiglio che possa giovarti è quello di dare un’occhiata a questa pagina: http://semplicementecristiani.it/spirito
      Ciò di cui hai bisogno è iniziare a sperimentare in modo diretto la presenza di Dio e ciò che a Lui può condurti, oltre chiaramente alla storia della vita di Gesù che emerge dai vangeli.
      Canali privilegiati di contatto con Dio possono essere il sogno, le percezioni, le sensazioni. Avrai avuto modo, immagino, di sperimentarli tutti e tre. Si tratta di cercare di ascoltarti con maggiore attenzione, prendendo in esame la possibilità che Dio possa comunicare con te (chiaramente poi sorgerà la domanda: è Lui che mi spinge a fare questo? Ma facciamo un passo alla volta) mediante questi strumenti.
      Il sogno è per esempio un mezzo formidabile. Ciò che potresti fare, e che consiglio a tutti coloro che leggono, è porre a Dio una domanda in merito a qualcosa che ti sta a cuore, qualcunque cosa, proprio prima di andare a letto, con il fine di ricevere una risposta per tramite di un sogno. Chiaramente la risposta non è detto che arrivi quella notte stessa, ma l’insistenza, lo si sa bene, premia. Poi si tratterà di imparare a decodificare i sogni.
      Inizia da qua la tua ricerca. Dio, in fondo, è essenza spirituale, non materiale, e quale miglior modo di provare a interagire con Lui se non attraverso i suoi stessi mezzi? A volte non si trova solo perché si cerca nel modo o posto sbagliato. Ma c’è rimedio a tutto 😉

      Un abbraccio e tienimi aggiornato.
      Marco

  5. Pamela scrive

    Buona sera Marco.scrivo perché sto passando un periodo buio stressante.da più di un anno il mio compagno mi ha lasciato.ha perso l’amore che provava per me.siamo stati insieme quasi sette anni ed è nato un figlio. Circa due anni fa mi aveva lasciata di nuovo ma ho pregato tanto Dio. Fatto novene e recitato il Rosario ed è tornato dopo due mesi e mezzo. Purtroppo avevo promesso di essere più presente nelle messe e pregarlo sempre. Ma purtroppo sono stata stupida e non l’ho fatto e dopo un anno mi ha lasciata di nuovo.ovviamente ho chiesto scusa per la mia promessa mancata. Me ne vergogno. Ora vado a messa ogni settimana e prego tutti i giorni.faccio novene e recito il Rosario chiedendo perdono e di nuovo la grazia della mia famiglia di nuovo unita.so che non mi ama più e c’è il libero arbitrio perciò sarà difficile ( non impossibile se è nella volontà di dio).ormai è un anno e non ti nego lo sconforto ma finché ho voglia di pregare per la mia grazia vuol dire che Dio non mi ha tolto la fiducia di chiedergli quel che prego.e lo ringrazio.non mi ha detto di no.a volte sogno che torniamo insieme. Ma non so se è Dio o il male che vuole illudermi.faccio fatica.non dono felice da più di un anno.ma persevero.spero solo di poter chiedere di nuovo la stessa grazia e di pregare bene.
    Grazie per la risposta.

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Ciao Pamela,
      mi dispiace molto per il momento di difficoltà che stai attraversando. Dal momento che hai commentato questo articolo, immagino che tu ti stia domandando come pregare Dio affinché tu possa avere la grazia di una famiglia nuovamente unita.
      Prima di tutto, credo che ciò che a Lui interessa è la tua sincerità, il tuo pregarlo con fiducia. Non sarà il numero delle novene, dei rosari recitati e delle messe a cui hai preso parte a fare la differenza. Dio guarda sempre alla sostanza, cioè al tuo rivolgerti a Lui con fiducia. Non ti affannare dunque credendo che l’andare alla messa della domenica farà tornare indietro quest’uomo. Cerca invece di rivolgerti a Dio in modo sincero e spontaneo. E’ vero, avevi fatto una promessa, ma in fondo, se ci pensi, sei tu a essere convinta che ciò che Dio vuole è che tu vada settimanalmente a messa, reciti continuamente rosari e fai novene. Dio vuole la sincerità del nostro cuore, non montagne di preghiere (che spesso, ahimè, sono ripetute anche in modo meccanico). Il mio primo consiglio è dunque quello di tornare alla semplicità di un rapporto diretto con Dio, senza pensare che sarà il numero dei rosari a fare la differenza. Forse è una visione che facilmente chi è cattolico ha, ma io penso, da “semplicemente cristiano”, che ciò che conta è pregare Dio, nel proprio cuore, anche con insistenza, ma in modo spontaneo. Fa’ che i tuoi momenti di preghiera siano davvero sentiti, e non meccanicamente ripetuti.

      Secondo: è vero che la cosa migliore sarebbe ricomporre la famiglia, anche per tuo figlio, ma se non ci sono i presupposti e quest’uomo non vuole tornare da te, bisogna anche capire che la vita può andare avanti. Comprendo la difficoltà e la lacerazione di questo momento, ma devi cercare di riflettere su cosa è meglio per te e per tuo figlio: un uomo che devi supplicare di tornare da te e da lui? Al massimo, potresti vedere se, parlandone serenamente, ci sono i presupposti di una famiglia, dello stare tutti e tre insieme. Ma se lui non vuole che saperne, allora continuare a insistere rischierà di fare del male solo a te stessa e al figlio che hai, che comunque è il dono forse più grande di questo rapporto, oltre a tutto il bene trascorso insieme.

      I sogni possono contenere preziose indicazioni, ma talvolta c’è il rischio che si sogni quello che si desidera ardentemente, appannando completamente la realtà. Quindi, prima dovresti cercare di rasserenarti un po’, capendo che comunque la tua vita può andare avanti nella gioia con tuo figlio. Solo a quel punto, libera dal desiderio a tutti i costi che quest’uomo ritorni da te, i sogni potranno essere più limpidi.

      Spero tu possa trovare la serenità che cerchi.
      Un abbraccio,
      Marco

    • germana scrive

      Carissima,
      non pensare che il tuo compagno sia andato via perchè tu non hai mantenuto la promessa fatta circa l’andare a Messa;dio non è un commerciante,è nostro Padre infinitamente buono e misericordioso
      Sai qual è la più bella preghiera che puoi rivolgergli adesso? “Signore sia fatta la tua volontà e non la mia”.Lo so che sembra difficile,ma è l’unica strada perchè il tuo animo ritrovi la serenità

  6. Anja scrive

    Ciao Marco ,mi chiamo anja e ho 13 anni ,io in questo periodo sto soffrendo davvero tanto e ho pregato tanto a dio prego ogni sera e anche di giorno pero io nn sono sicura che lui mi ascolti ,ce diciamo che in passato ho fatto molte cose brutte (come dispetti ,bugie ,…..)e per questo credo che nn mi ascolti ,perche mi sono comportata male😥

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Cara Anja,
      non devi preoccuparti. Commettere degli errori fa parte della natura umana, e non bisogna pensare che Dio, poi, non ci ascolti più. Hai capito di aver fatto qualcosa che non dovevi e ora vuoi comportarti in modo migliore. Non temere, perché Dio ti ascolta comunque.

      Un abbraccio,
      Marco

  7. Anja scrive

    Grazie davvero marco

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      😉

  8. Anja scrive

    Volevo chiederti un altra cosa ,allora praticamente quasi tutta la mia famiglia stanno pregando molto per una cosa che vorrebbero però nonostante noi tutti preghiamo dio ci mette degli ostacoli e volevo chiederti se è normale

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Cara Anja,
      noi possiamo pregare, ma poi non è detto che Dio conceda. Bisogna insistere, questo è certo, ma poi l’ultima parola spetta a Lui. Chiaramente bisogna mettere, se è necessario, tutto il proprio impegno per raggiungere un obiettivo, se ne vale la pena. La preghiera non deve sostituirsi al nostro impegno personale. Questo lo dico in generale per tutto, non nel tuo caso specifico che non conosco.

  9. Latoyia scrive

    Ho 11 anni e sto vivendo una situazione molto difficile e quindi vorrei parlare con Duo ma…mi vergogno e ho paura che lui non mi risponda e poi non una Bibbia! Come potrei fare? 🤔😯😞😖😔🙁😢

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Ciao Latoyia, non devi vergognarti di parlare con Dio. Prova a instaurare con lui un dialogo personale, spontaneo, come dico nell’articolo, senza vergogne. Lui non ti risponderà, chiaramente, come farebbe una persona con cui parli, ma ti ascolterà. Dio ascolta tutti!

      Un abbraccio,
      Marco

  10. Annamaria scrive

    Caro Marco mi sto accostando a Dio ma non trovo le parole adatte per pregare. Puoi aiutarmi? Sto attraversando un momento difficile in quanto ho la mamma molto anziana e temo il momento del distacco ho parecchia angoscia!!!!

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Cara Annamaria,
      non devi avere timore di utilizzare o meno le parole adatte. Non c’è un modo di parlare con Dio: l’importante è dare ascolto al tuo cuore e parlare liberamente, senza ansie e paure in merito al linguaggio. Sentiti di usare le parole che vuoi. Fai in modo che le tue parole nei confronti di Dio siano spontanee e semplici come quelle che rivolgeresti a una persona cara. Non devi farti intimorire dal fatto che stai dialogando con Lui! Stai tranquilla e serena su questo, e apri il tuo cuore senza badare alla forma.
      Capisco cosa possa significare la tua sofferenza nel pensare al momento del distacco da tua madre, ma questo prima o poi dovrà accadere, e ciò vale per tutti. La morte, è vero, la viviamo spesso in modo traumatico: la persona cara che abbiamo avuto vicino per tutta la vita all’improvviso viene meno, lasciandoci. E’ però importante che tu ti renda conto prima di tutto che è normale che una persona cara, alla fine, possa venire meno; inoltre proprio la fede, e il capire come ogni cosa ha il suo tempo, deve aiutarti a trovare un senso a quello che accade. Visto che proprio questi possono essere gli ultimi periodi che trascorri con la tua mamma, dovresti assaporarli e valorizzarli il più possibile, senza viverli con disperazione. So bene che la morte è qualcosa che ci sconvolge e spaventa, ma dobbiamo riuscire a capire che in fondo è l’ultimo passo di questa vita. Trova in Dio un compagno al quale rivolgerti, cogli questa occasione per dare vigore alla tua dimensione spirituale; al contempo, dedicati con amore a tua madre, offrendole tutto ciò che puoi prima di non poterlo fare più.

      Un abbraccio,
      Marco

  11. Davide scrive

    Ciao Marco e ciao a tutti voi e ciao al Signore che ci ascolta sempre!
    Mi sfogo qui perche ho paura di aver commesso un errore che si riflette su me stesso e sulla mia famiglia poi.
    Cerco in Dio un aiuto da mesi e spero arrivi presto per far tornare la serenita’ che ora a me prima di tutto manca.
    Oltre a parlare con lui tante volte al giorno non riesco a fare per ora. Ma gli ho promesso che cambiero’ e mi dedichero’ di piu’ al prossimo una volta che questo periodo passera’.ora mi manca la concentrazione per fare tante cose.
    Secondo voi faccio bene a promettere cose a condizioni ben precise? Soprattutto con Dio?
    Grazie e che Dio vi benedica

    • Marco Papasidero
      Marco Papasidero scrive

      Ciao Davide. In verità credo che tu debba relazionarti a Dio senza “condizioni”. Non convinceremo Dio a farci ottenere qualcosa promettendogli di fare questa o quell’altra cosa (anche se è la più bella del mondo). Delle volte le preghiere che si recitano sembrano rifarsi a questo meccanismo del “do ut des”, ma io penso che sia meglio essere spontanei e parlare con Lui senza continue promesse e condizioni. Se hai fatto un errore, chiedi perdono, impegnati a cambiare, giorno dopo giorno. In fondo, la promessa e la condizione rischiano solo di essere dei meccanismi per rassicurare non Dio (che sa già cosa faremo, al massimo) ma noi stessi: ci sentiamo rassicurati per avergli garantito che non sbaglieremo più. Invece, iniziamo a migliorarci: lui apprezzerà di più un piccolo, reale cambiamento, che una enorme promessa che chissà se sapremo mantenere; Lui guarda il cuore e l’autenticità di quello che c’è dentro di noi.

      Un abbraccio,
      Marco

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