La ricerca di Dio è un passo molto importante della nostra vita. Scoprire la nostra spiritualità, avvicinarci al messaggio di Gesù, cercare e trovare Dio sono tutte tappe che possono arricchirci notevolmente, per non dire che delle volte, se condotte in modo pieno e maturo, possono cambiare profondamente il nostro modo di osservare la realtà e rapportarci con gli altri. Spesso ci poniamo domande intorno alla nostra  esistenza, al nostro posto del mondo, alla strada da seguire: iniziare un cammino di ricerca spirituale può permetterci di trovare risposte, scoprire la nostra direzione.

Come cercare Dio? Partiamo dai vangeli

Come cercare DioIl primo passo della nostra personale ricerca di Dio devono essere i testi evangelici. Questi preziosissimi strumenti ci consentono di entrare in diretto contatto con l’essenza del messaggio di Gesù, facendoci capire in cosa consiste il suo insegnamento e qual è la direzione che lui propone per cercare Dio e trovarlo.

Dobbiamo ricordare, inoltre, che la ricerca di Dio, partendo dai testi evangelici, le principali fonti sull’esperienza di Gesù insieme alle lettere di Paolo, deve essere condotta con mente e cuore aperto. Per questo motivo la lettura deve scendere in profondità, cercando di comprendere la dimensione storica e quella “teologica”. Inoltre, è bene ricordare che ogni vangelo è opera di un autore, che ha scritto secondo il proprio stile, rivolgendosi a dei destinatari precisi (una determinata comunità di cristiani o una serie di comunità accomunate da alcune caratteristiche, come la lingua o la cultura di riferimento), e redigendo l’opera con un determinato fine. Non dobbiamo quindi considerare questi testi come una legge fuori dal tempo, priva di contestualizzazione, ma come fonti che narrano l’esperienza di Gesù. Ecco alcune indicazioni su come leggere la Bibbia e i vangeli.

Cercare e trovare Dio: il valore della preghiera e della contemplazione

Molti di noi pregano, ma la domanda da porci è se preghiamo in modo tale da fare di questo momento un dialogo con Dio, un modo vero e profondo di entrare in relazione con Lui. Pregare, infatti, non significa ripetere meccanicamente delle formule o limitare il dialogo a un’esperienza formale e rigida. La preghiera è il momento in cui parliamo con Dio, in cui diamo voce ai nostri sentimenti più profondi, confidiamo i nostri dolori e le nostre gioie, dialogando (qualche volta anche chiacchierando) con Lui come se fosse il nostro più caro amico. Ecco alcuni consigli su come pregare.

Un momento che può davvero essere molto utile per il nostro (ri)avvicinamento a Dio è la contemplazione. Contemplare significa voler trascorrere del tempo di qualità con Lui, nel silenzio della nostra stanza o immersi nella bellezza della natura. Dobbiamo sviluppare un’attitudine all’amore, non intesa come una sdolcinata manifestazione di un sentimento (la fede non deve essere sdolcinatezza e sentimentalismo), ma come la profonda consapevolezza del bello e del bene. Ecco alcune riflessioni sulla contemplazione.

Continuare a cercare Dio: nessun intermediario

Dopo aver mosso i primi passi, inizieremo a capire l’importanza di allenare, giorno dopo giorno, la nostra capacità di avvicinarci a Dio, di capirLo, di sperimentarLo. L’obiettivo è fare della nostra ricerca di Dio un modo di vivere, un modo di affrontare le sfide e le gioie, un modo di leggere il mondo e guardare all’altro.

Come trovare DioUna cosa importante è capire che per cercare Dio, ottenere il suo perdono, vivere in una profonda comunione con Lui non è necessario ricorrere a un intermediario. Avere chi può darci dei consigli o aiutarci a leggere i testi biblici è importante, ma credere che Dio non possa perdonarci in modo diretto se gli chiederemo scusa sinceramente per un errore fatto ritengo sia profondamente sbagliato. Nel nostro rapporto con Dio non abbiamo bisogno di nessun altro se non di noi stessi e Lui. Chiunque ritenga di essere indispensabile per metterci in comunione con Dio rappresenterà esclusivamente un filtro che indebolirà il rapporto tra noi e Lui.

Per questo motivo sono convinto che non sia indispensabile far parte di una chiesa intesa come istituzione: ciò che conta è coltivare quotidianamente dentro il cuore la propria ricerca di Dio. A tal proposito è importante precisare che quando nel Nuovo Testamento si parla di “chiesa”, in genere non si fa riferimento all’istituzione che potremmo immaginare noi lettori moderni, ma a una comunità di persone. Il termine chiesa, infatti, dal greco ekklēsía, significa assemblea, e deve essere intesa come “comunità di credenti”. Leggi la mia risposta alla domanda di una utente: “Si può essere semplicemente cristiani senza appartenere a una chiesa?”.

Quando crediamo non sia il momento giusto di cercare e trovare Dio

La ricerca di Dio è qualcosa di molto complesso, e non è escluso che commetteremo degli errori o vivremo momenti in cui non saremo certi di svolgere la nostra ricerca nel modo giusto. In questi casi, prima di tutto sarà bene rivolgerci direttamente a Lui per chiedere consiglio, esortarlo a guidarci nella direzione corretta.

Icercare e trovare Dionoltre, spesso si crede che se non si è sereni, non si possiedono le cose che consideriamo necessarie, non sia possibile avere la tranquillità per cercare Dio. In realtà stiamo commettendo un errore, perché proprio la scoperta della fede e della spiritualità può darci un grande aiuto, delle volte cambiare completamente il nostro modo di vedere le cose e porci di fronte alle difficoltà della vita.

La fede, quella vissuta in modo profondo e non formale o superficiale, trasforma l’esistenza dell’uomo, conferendogli una nuova visione delle cose e del mondo. Credere di dover essere più sereni per cercare Dio è come pensare di dover prendere la medicina quando staremo già meglio e non nel momento del bisogno. È proprio vero, al contrario, che una situazione di difficoltà può farci comprendere la profonda necessità di iniziare un percorso di ricerca di Dio.

Cosa significa avere fede

La fede non è qualcosa attraverso cui il cristiano si suggestiona o si illude di poter vivere meglio, come se fosse un bastone con cui rendere più sicuri i propri passi. Non è neanche la suggestione del rito o delle liturgie. La fede è consapevolezza, amore, rettitudine, ricerca di Dio, maggiore conoscenza di ciò che può farci del bene e di ciò che può farci del male. La fede è fiducia in Dio, non basata sull’autoconvinzione o sulla conoscenza a memoria di un testo anziché di un altro, ma fondata sulla capacità di fare esperienza di Dio, trovare e percorrere la propria strada.

Il ruolo delle nostre aspirazioni

Nella nostra ricerca spirituale ricopre un ruolo fondamentale il ripensare ai nostri “desideri”, lasciandoci guidare da Dio. Ciò significa che dobbiamo provare a modificare l’importanza delle nostre aspirazioni, non privandocene – sarebbe ingiusto e dannoso rinunciare a quelli che spesso sono veri e propri talenti che abbiamo ricevuto –, ma cercando di capire quale ruolo possono giocare nella nostra vita in funzione del nostro percorso, della nostra strada.

Nessuna vita sarà più felice di quella vissuta in cerca di Dio. Fare il contrario significherebbe entrare in un negozio e acquistare il primo vestito che troviamo, che difficilmente ci calzerà davvero a pennello, piuttosto che scegliere un abito fatto su misura del nostro corpo, con le giuste proporzioni e che risulterà comodo e gradevole. Riflettere sui nostri desideri, quindi, non significa annullare le nostre passioni, ma far precedere la ricerca di Dio a ogni altra cosa, e impiegare in quest’ottica ciò che amiamo fare.

I nostri talenti devono guidarci nella comprensione di qual è la nostra strada, quello speciale cammino che Dio ci ha posto davanti e vorrebbe percorressimo. Coltivare le nostre passioni, comprendere quale posto dare loro nella nostra vita deve fare parte della nostra ricerca.

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